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martedì 26 agosto 2014

Di cosa parlerò ai miei figli quando mi chiederanno di politica?

Una volta ero ricoverato e il mio compagno di stanza era un nonnino di 90 anni. Era molto più sveglio di quanto pensassi e passammo quei giorni insieme a parlare di politica. Lui era curioso di sapere cosa pensasse un giovane della politica attuale ma soprattutto di quella passata, e io ero più curioso di lui di conoscere cosa accadeva quando ancora non c'ero. Faceva parte delle camice nere, aveva vissuto sulla sua pelle periodi in cui la destra e la sinistra erano davvero 2 cose distinte, senza esclusioni di colpi, con degli ideali precisi (più o meno condivisibili), ma mi parlava con stima e rispetto dei politici che aveva conosciuto. Di qualsiasi fazione politica. Mi parlava di Almirante, di De Gasperi, di Berlinguer, di Pertini. Me ne parlava con orgoglio.
Oggi questi discorsi mi sono venuti alla mente, poi ho guardato il telegiornale. E ho pensato. Ma io di cosa cazzo parlerò ai miei figli o nipoti quando me lo chiederanno? Dovrò parlare di partiti politici che non esistono più? Di partiti che sono diventati solo delle macchine per accumulare soldi da spartire alle spalle dei cittadini? Parlerò di politici che si buttano senza problemi dal Partito Comunista a Fratelli d'Italia solo perché possono ottenere una poltrona da qualche parte? Parlerò di quanto fanno pena e di quanto considerino il fatto di essere in una posizione di potere, si un privilegio, ma unicamente per loro!
Di come la tua carriera politica possa essere migliore in baso a quanto più sei colluso con la mafia o a quanto più brava sei a fare i pompini?
Di quanto l'unica cosa in cui sanno eccellere è prendere per il culo i cittadini in campagna elettorale per poi depennare una per una tutte le promesse?
Dovrò parlare di queste fecce umane?
Il mio compagno di stanza non c'è più, ma forse è meglio per lui. I suoi occhi e le sue parole schifate quando guardavamo il telegiornale insieme in quei giorni li ricordo ancora.

giovedì 15 maggio 2014

Euro o non euro... Siamo tutti economisti in Italia...

Parto da un presupposto. Io non studio economia, non l'ho mai masticata davvero e non mi butto in discorsi di economia che vanno ben oltre le mie conoscenze.
Allo stesso modo studio medicina, penso di capirne un minimo più di chi non ha dimesstichezza con il settore e mi girano le palle quando c'è gente che si lancia in diagnosi per poi dirmi che sarà un problema alla VENA AORTA.
Detto questo, sento ogni giorno, in tutti i luoghi e in tutti i laghi come diceva qualcuno, prendere la parola e dire la propria sulla permanenza o uscita dall'euro... E mi chiedo... Ma questa gente, dal macellaio di fiducia all'amministratore di condominio, dell'euro e di come gira l'economia cosa ne sa??
Mia nonna mi dice sempre che con l'euro non "iacchj chiù la drett", che a Bari significa che da quando è arrivato l'euro non riesce più a capire come fare a sopravvivere... E poi mia nonna si ferma qua... Molta altra gente, con conoscenze economiche pari a quelle di mia nonna va oltre, molto oltre...
Ed è insopportabile! Insopportabile a mio parere che si arrivi addirittura a dire che è necessario un referendum sulla questione... Un referendum va fatto su questioni dirette, su questioni per cui c'è un bianco e un nero, un dentro o un fuori netti... Non per questioni con mille variabili e possibilità tutte per lo più sconosciute ai più... 
Per carità. non dico che bisogna restare nell'euro, o che bisogna uscirne... Ho detto poche righe fa che non ne ho le competenze, vi chiedo solo un favore... Fra 2 mesi torno in Italia... Fatemi sentire i macellai che parlano di salsicce e tagli di carne e amministratori di condominio che parlano di bollette... 
In Italia siamo capaci di svegliarci e diventare un professionista diverso ogni giorno... Ma non facciamo anche gli economisti... Si scherza davvero con il fuoco...